
IN ITALIA
14 maggio 2009 Merano arte Sala Cassa di risparmio - per SONORA '09
PAESE SENZA PAROLE - Prima nazionale
di Dea Loher
Musiche di Sofia Gubajdulina | Roberta Cortese voce recitante
Ulrike Brand violoncello | Harald Pröckl fisarmonica
Prodotto dall’ Associazione 15 febbraio di Torino e messo in scena da Roberta Cortese che ne è anche la traduttrice, Paese senza parole è un monologo di Dea Loher, attualmente una delle più rappresentative autrici di lingua tedesca. Attraverso la maschera del suo personaggio la Loher compie le sue riflessioni sulle possibilità e i limiti dell’arte, sulla rappresentabilità del non-rappresentabile. Una pittrice a seguito di un esperienza di lavoro in Afghanistan prende coscienza del fatto che l’arte è incapace di elaborare davvero le sofferenze umane e di afferrarle.
Giovedì 26 febbraio - Teatro della Tosse ore 21.00
NON C'È MUSICA IN FINLANDIA
ll 2009 e porta con sé La Claque. Non una sala in più ma un luogo altro, dove tutto può accadere. Musica, cabaret, teatro, sperimentazione e , per chi dimostra di meritarlo un palco sul quale esibirsi. La Claque è un luogo di incontro per giovani artisti di varie discipline, una sorta di “saloon” contemporaneo nel cuore del centro storico, con ingresso da Piazza delle Erbe, uno spazio in cui poter conoscere i grandi del teatro nazionale e internazionale nel dopoteatro della Tosse. In una rogrammazione che riguarda tutte le arti performative dal vivo, senza limiti di stile, età, durata (ma con il vincolo irrinunciabile della qualità!) chiunque sia curioso potrà trovare pane per i suoi denti. Sono molti gli artisti che cercano una possibilità e il Teatro della Tosse la offre: 10 artisti (singoli o gruppi) per altrettante serate che verranno inserite nel già ricchissimo cartellone de La Claque.
www.teatrodellatosse.it - progetto Claque.
Giovedì 26 febbraio- Università di Verona - ore 17.45
MEIN LIEBER MUSICUS - CARISSIMA PUPA
ritratto a due: Ingeborg Bachmann e Hans Werner Henze
conferenza-spettacolo di e con Roberta Cortese e Luca Scarlini
per il convegno "La lirica postuma di Ingeborg Bachmann"
Associazione 15 febbraio
La relazione intellettuale e di amicizia tra Ingeborg Bachmann e Hans Werner Henze è uno degli episodi capitali della cultura del dopoguerra; lo sfondo è l'Italia, dove i due dall'inizio degli Anni '50 vivono, spesso insieme, tornando periodicamente nei rispettivi paesi di origine che amano sempre meno e verso cui esibiscono un distacco sempre maggiore. Numerose le missive che si intrecciano tra varie destinazioni del mondo e che spesso cambiano anche di lingua, passando dal tedesco nativo, al francese, all'inglese, ma soprattutto all'italiano, declinato secondo una personalissima cadenza. Nata dal repertorio italiano delle lettere (da Briefe einer Freundschaft - Piper Verlag) in occasione dell'uscita italiana del libro presso EDT, questa conferenza-spettacolo con musica di e con Roberta Cortese e Luca Scarlini è ora arricchita dalla riscoperta di testi della Bachmann finora sconosciuti: le Lettere a Felician (recentemente edite da Nottetempo), lettere d'amore mai spedite scritte ad un amato immaginario tra il '45 e il '46. La conferenza narra la vicenda dei due artisti nello specchio della creazione, ripercorrendo i lavori che li hanno visti accomunati: la scrittura per il balletto L'idiota da Dostoevskij, la musica per il radiodramma Le cicale, le arie per orchestra dal titolo Nachtstücke e le due opere liriche, entrambe ispirate a episodi capitali del l'Ottocento tedesco: Il principe di Homburg e Il giovane Lord. In un itinerario tra recitazione e canto, al centro della storia sta la favola romantica di Undine, che i due misero in scena in veste di balletto a partire dalla favola di Friedrich de La Motte-Fouqu´. Le note della magnifica partitura risuonano nelle pagine del racconto Ondina se ne va, inserito in Il trentesimo anno, sintetizzando una relazione di amicizia e passione, che ha sempre trovato una concretizzazione nell'opera artistica.
sabato 17 gennaio ore 21.00
e domenica 18 gennaio ore 18.00
Teatro dell’Acquario di Cosenza
SPORT. UNA PIÈCE
di Elfriede Jelinek
primo studio
traduzione Roberta Cortese
con Roberta Cortese
riprese e montaggio video / scene / costumi Roberta Cortese e Lorenzo Fontana
assistenza alla regia / disegno luci Luigi Chiarella
direzione tecnica Giuseppe Canonaco e Eros Leale
regia Lorenzo Fontana
Associazione 15 febbraio
Elfriede Jelinek si è aggiudicata il Nobel per la Letteratura nel 2004, ma la sua produzione teatrale in Italia è ancora molto poco diffusa. Soprattutto, in Italia, è ancora temuta come scrittrice ‘difficile’, non per ultimo per l’associazione immediata al suo romanzo più noto, La pianista; in questo modo continua a restare ignoto al pubblico italiano un lato completamente diverso dello ‘spirito jelinekiano’. Lorenzo Fontana ha già affrontato il teatro della Jelinek con La regina degli elfi, tradotto e interpretato sempre da Roberta Cortese e andato in
scena per la X edizione del Festival delle Colline Torinesi in coproduzione con l'Ass. Baretti, con un ottimo riscontro sia di pubblico che di critica. Quella fu la prima occasione per sottolineare che, accanto alla sua ben nota critica alla società – austriaca, soprattutto, ma non solo - di tempi passati e moderni, il teatro della Jelinek non manca di grande ironia, grande cinismo, perfino grande divertissement. Il testo ora scelto per questo secondo tentativo è una pietra miliare nella produzione sia dell’autrice che della storia del teatro tedesco. La sua prima messinscena è avvenuta nel 1998 al Burgtheater di Vienna con la regia di Einar Schleef, con un impianto decisamente imponente: 142 interpreti tra attori, cantanti, comparse e bambini, 5 ore di rappresentazione per la versione breve, 7 ore per quella lunga. Un’attrice sola, invece, in questa prima versione italiana del testo. Ad esemplificazione della libertà drammaturgica offerta dalla struttura compositiva dei testi teatrali della Jelinek, ma anche ad esaltazione del lato cinico ed autoironico della stessa autrice, che arriva qui a porsi tra i personaggi protagonisti della pièce con il ruolo di Elfi-Elettra. Non mancano quindi i momenti perfino divertenti in questo testo, che d’altra parte parla, sì, di sport, ma dove lo sport è da intendersi come metafora della guerra e dove i grandi atleti sono assimilati ai grandi guerrieri. Nello sport, come nella guerra, la parola viene data quindi ai vincitori e ai vinti, mentre sulle teste di
tutti incombe l’ombra dei media come strumento di potere.