
Lilithstasopra-teatronirico abita il ponte di passaggio fatale tra il ‘sogno sognato’ e il ‘sogno narrato’. Il teatro onirico non segue un andamento lineare ma a spirale; esso e’, come il sogno, una simulazione percettiva multimodale. Non si può pensare nulla di così assurdo, strano, mostruoso, che non possa essere sognato; non c’e’ avvocato che protegga i diritti di quel prolifico autore che e’ l’officina onirica. «I sogni durante il periodo rem sono necessari per liberare il cervello da modi di comportamento superflui o parassitici» e noi, si sa, siam fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni.
drammaturgia Sonia Olga Camerlo
con Melania De Vicariis, Lucia Carrer, Nathalie Bernardi
scenografia - luci Sonia Olga Camerlo
video Noemi Binda
musiche Francesco Rocco, Emma Ferrara
suoni elettronici Gabri 136’ Pascale
regia Noemi Binda
Lilithstasopra
Questa rivisitazione del mito di Elettra prende distanza dai cliché psicoanalitici sul legame parentale, ponendo l’accento sulla presa di coscienza della giovane protagonista. La rinascita di Elektra - e la rinascita di un intero regno - possono avvenire solo attraverso la dolorosa estirpazione del male. Elektra è colei che è destinata a compiere l’atto rigenerativo, a costo di essere condannata a vivere per sempre con il peso della propria scelta. Il mito viene rielaborato in chiave attuale e collocato in uno spazio-tempo di difficile identificazione, una sorta di non-luogo fisico esclusivamente simbolico. Un grande cubo/cella, al centro della scena, seziona l’ambiente in più piani: il regno/ le segrete, l’alto/il basso, la realtà/la dimensione del sogno. Più volte gli spettatori, avvolti da atmosfere blue, entrano nel sogno di Elektra, nel suo immaginario potente ed emblematico.
ELEKTRA atto rigenerativo
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