
3/23 giugno 2010
QUINDICI EDIZIONI
La prima edizione del Festival data il 1996. Nacque su iniziativa di Sergio Ariotti, Isabella
Lagattolla, e, tra gli altri, di Carlo Cantono, Valter Malosti, Franco Torriani, per proporre
spettacoli e prove d’attore nel periodo estivo e per valorizzare i siti spesso poco conosciuti
della collina torinese, le sue ville, i suoi castelli, i suoi borghi. Spettacolo inaugurale fu a Villa
Bria di Gassino Torinese Dall’immagine tesa di Clemente Rebora, con Galatea Ranzi e Mira
Andriolo.
La seconda edizione del Festival, quella del 1997, fu particolarmente dedicata ai grandi
alchimisti della lingua come Testori e Gadda e alle contaminazioni lingua-dialetti. Lo
spettacolo conclusivo, non a caso, fu, a Villa Sambuy di San Mauro Torinese, Tatuaggi,
rivisitazione nel napoletano d’oggi di Haute Surveillance di Genet.
Il Festival 1998 fu segnato dalle prove d’attore di Franca Nuti, Michela Cescon, Marco
Baliani e Roberto Herlitzska. Suo l’eccellente ExAmleto al Castello di Bardassano.
Alla quarta edizione, nel 1999, il Festival rese più autorevole e riconoscibile la propria
caratura tecnica grazie all’avvio della collaborazione con il Teatro Stabile di Torino. Per la
prima volta lo scenografo Carmelo Giammello assumeva, nell’occasione, la direzione degli
allestimenti. Indimenticabile, di quell’anno, la prova di Marisa Fabbri, a Villa Cimena, in
Dall’Opaco di Calvino. L’attrice fiorentina diventerà la vera madrina del Festival.
Un sensibile cambio di rotta nei percorsi artistici della manifestazione, già affermatasi
come una delle più interessanti del panorama italiano, si ebbe nel 2000 quando alla
Palazzina di Caccia di Stupinigi fu presentato Voyage au bout de la nuit di Céline, grandioso
concerto-spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, una delle principali compagnie italiane
di ricerca. Era la conferma di come la rassegna tendesse a specializzarsi nella creazione
contemporanea, avvicendandola alle prove d’attore.
Nel 2001 il radicamento nella città di Torino si rinforzava con la proposta di alcuni
spettacoli al Teatro Gobetti, tra cui il debutto nazionale di un testo di Francis Ponge, prima
apparizione del teatro francese. Proprio quell’anno cominciava il felice e lungo sodalizio del
Festival con Pippo Delbono, che a San Raffaele Cimena presentò il suo magnifico
spettacolo La rabbia, dedicato a Pasolini.
Nel 2002 il Festival era presente a Torino in quattro spazi, i Teatri Carignano e Gobetti, la
Galleria d’Arte Moderna e la Cavallerizza Reale. In cartellone troviamo Emma Dante con il
suo primo spettacolo mPalermu.
Anno decisivo per la trasformazione del Festival fu il 2003 per la presenza nel programma
di vari artisti di rango internazionale, tra cui Rodrigo García che presentò After Sun, e per
l’attribuzione da parte dell’ETI di una tappa delle settime Giornate Professionali Italo-
Francesi. Gli appuntamenti internazionali di quell’edizione per la prima volta erano
progettati in collaborazione con ONDA e Afaa.
Nel 2004 il Festival occupa e gestisce uno dei Punti Verdi torinesi a Villa Genero, sulla
collina. Far parte dei Punti Verdi è il riconoscimento di un ruolo sempre più importante
nell’ambito delle politiche culturali della città. Tra gli spettacoli proposti anche La scène
dello scrittore francese Valère Novarina, che quell’anno inaugurerà il Festival d’Avignon.
Nel 2005 la manifestazione segnala ancora la Socìetas Raffaello Sanzio e poi Teatrino
Clandestino, Ermanna Montanari, Manuela Kustermann, l’iraniano Amir Reza Kohestani.
Tra i tanti titoli Le colonel des zouaves, regia di Ludovic Lagarde, che rivela al pubblico
italiano il talento di Laurent Poitrenaux.
L’undicesima edizione, del 2006, che si qualifica con il sottotitolo Torino Creazione
Contemporanea, porta una sostanziale novità quanto all’immagine grafica del Festival. Da
quell’anno infatti un grande artista dona un suo lavoro per copertine, locandine, manifesti. Il
primo è Mario Merz. In un mese il Festival presenta ben cinque coproduzioni, tra cui di
Antonio Latella il bellissimo Studio su Medea (Premio Ubu come miglior spettacolo
dell’anno, votato da 51 critici italiani) con, tra gli altri, Nicole Kehrberger.
L’edizione 2007, il cui segno d’artista è di Marco Gastini, ribadisce il cammino comune del
Festival con tanti artisti contemporanei, anche se è indimenticabile l’omaggio ad un grande
maestro, Peter Brook. Un personaggi nuovo, intanto, viene alla ribalta. E’ Rabih Mroué,
interprete e regista libanese di Who’s afraid of representation?.
Il 2008 è il primo anno di CARTA BIANCA, incontri sulla nuova creatività italiana e francese
del teatro e della danza. Un evento, in sinergia con l’Espace Malraux di Chambéry, che farà
conoscere al pubblico torinese molti artisti d’oltralpe. Nella tredicesima edizione, il cui
segno d'artista è di Luigi Mainolfi, è da sottolineare la grande prova interpretativa di Laura
Marinoni nella Passio Laetitiae et Felicitatis di Testori di cui è regista Valter Malosti.
Il 2009, nonostante la crisi economica, offre un programma di sicuro rilievo europeo con
19 spettacoli e 65 recite. Ad inaugurare il Festival è una monografica di Motus, composta
da X(ics) Racconti crudeli della giovinezza, Crac e Let the sunshine in, studio realizzato,
quest’ultimo, nel magnifico scenario delle Ex Officine Grandi Riparazioni. Nel segmento
internazionale vengono apprezzati Federico León e Hubert Colas, entrambi riproposti ad
Avignon. E’ Michelangelo Pistoletto l’artista 2009: la sua Gabbia-Specchio sembra evocare
le difficoltà in cui versa, per i tagli, la cultura italiana.
La quindicesima edizione del Festival nel 2010 si annuncia di grande significato per il
programma artistico. Lo giudicheranno pubblico e critica.
Sergio Ariotti, Carlo Cantono, Isabella Lagattolla, Valter Malosti, Franco Torriani
Fondatori del Festival nel 1995.
Corso Galileo Ferraris 266 - 10134 Torino
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