
Turin ch’a bogia per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
È un allestimento curioso Turin ch’a bogia della Compagnia Marionette Grilli, per cominciare a festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Fa parte di una trilogia che sarà completa nel 2011 e si basa su un copione della famiglia Lupi, relativo agli avvenimenti dal 1848 al 1954. I Grilli in tre tappe arriveranno a parlare anche dell’Italia contemporanea, sempre attraverso le marionette, che recuperano così la loro antica funzione di strumento per far conoscere al popolo cronaca e politica. Turin ch’a bogia si svolge in un originale antico teatrino e, attraverso la vicenda personale di Gianduja e della sua famiglia, rasenta i grandi rivolgimenti che portarono all’Unità.
Gianduja accoglie tre frati ed in cambio dell’ospitalità ottiene la realizzazione di tre desideri: questi gli permetteranno di allungare la sua vita ingannando la Morte; la relazione tra favola di Gianduja e verità avviene grazie alle figure dei figli soldati, testimoni dai vari fronti. Inoltre, certi fatti, come lo spostamento della capitale, da Torino, a Firenze a Roma, o l’Esposizione Universale del 1898 che chiude Turin ch’a bogia, si materializzano nelle fattezze di personaggi, che rappresentano rispettivamente le città o l’esposizione. Naturalmente il percorso risulta di estrema sintesi e semplificazione, comprensibile anche ad un pubblico infantile, sempre attratto dal teatro di figura.
Protagoniste di questa avventura sono le marionette della collezione storica di Augusto Grilli, che firma la regia. Turin ch’a bogia colpisce anche per alcune assurdità, che rientrano nei moduli immaginifici della fiaba, ad esempio la sproporzione di dimensioni tra le marionette: sono piccolissimi i bambini, ma in tutto simili agli adulti. Poi va sottolineata la mescolanza bislacca di linguaggi: certuni parlano piemontese, altri italiano, ma tutti si intendono perfettamente. È il trionfo della fantasia, nonostante i temi storici. Peccato per le voci registrate: i marionettisti agiscono ma non danno voce alle loro creature e l’effetto totale ne risente.
Maura Sesia