IL TRASLOCO DEL TPE: DALLA CAVALLERIZZA ALL’ASTRA TRA BUONUMORE E RIFLESSIONE

La Fondazione TPE, diretta da Beppe Navello, ha cambiato casa e ha deciso di condividere questa esperienza, allo stesso tempo malinconica ed entusiasmante, con il suo pubblico, chiedendogli di accompagnarla dalla vecchia residenza a quella nuova. Così, sabato pomeriggio, alle 18.30, nel cortile della Cavallerizza Reale, erano in tanti a salutare il coloratissimo furgone-palcoscenico di un’affiatata compagine di esuberanti guitti – Vincenzo Caruso, Fabio Fassio, Daniela Marcelli, Carlo Nigra, Assunta Occhionero, Eliosa Perone, Paola Tomalino – che si sarebbe fatta carico di quello che si preannunciava un trasloco tutt’altro che discreto. L’arrivo di questo moderno carro di Tespi è stato accompagnato dalle parole con cui Paul Scarron descrisse l’irruzione in una piazza di Le Mans della sgangherata carretta dei protagonisti del suo Roman Comique (1651). E, poi, prima di ascoltare le impressioni dell’avvocato Carlo Goldoni sulla scena parigina, ecco salire sull’insolito palcoscenico Fiorenzo Alfieri, assessore alla cultura della città di Torino e disinvolto interprete di un monologo di Amleto (atto II scena 2). E un altro assessore, Ugo Perone, responsabile delle attività culturali per la provincia di Torino e presidente della Fondazione TPE prossimo a lasciare la carica, ha accolto il pubblico giunto alla seconda tappa del trasloco, nella piazza antistante Porta Susa. Duettando con la figlia Eloisa, lei stessa attrice, l’assessore ha interpretato un dialogo tratto dall’Illusion Comique di Pierre Corneille (1635), in cui un padre scopre, all’inizio con orrore, che il figlio ha scelto la biasimevole carriera di “commediante”, per poi ammettere di invidiare la vita fascinosa dei teatranti. E i privilegi degli artisti del teatro sono evidenziati anche nelle altre letture proposte: I giganti della montagna di Pirandello e Il teatro all’antica italiana di Sergio Tofano, quest’ultimo un testo da riscoprire e rileggere. Meditando su questi densi brani, la carovana si è spostata alla fermata “Racconigi” della metropolitana: qui gli infaticabili guitti hanno dato voce al Memorandum del regista per i membri del Teatro Intimo compilato da August Strindberg nel 1908 e in cui si elencano i tanti lati negativi della carriera dell’attore, inconvenienti e quotidiane difficoltà ignorate dal ministro Brunetta, il cui discorso pronunciato a Gubbio lo scorso 11 settembre è stato recitato con ammirabile e intelligente auto-ironia. Ma nessuna esplicita vena polemica ha percorso questo trasloco tramutatosi in festa: l’agognato arrivo all’Astra, infatti, è stato contrassegnato dalla comicità della novecentesca compagnia raccontata da Mario Praga e dai brividi regalati dall’esibizione mozzafiato del danzatore-acrobata francese Antoine le Ménestrel, che si è arrampicato agile come un ragno sulla parete esterna laterale del teatro. Poi, dopo un ricco aperitivo, qualche assaggio della nuova stagione del TPE: i radiodrammi di Alberto Gozzi con i bravissimi Paola Roman e Roberto Accornero; la danza con i giovani e agili danzatori del Balletto dell’Esperia e la performance di Sara Marasso; Massimo Giovara e Olivia Manescalchi alle prese con l’asciutto e sferzante humour inglese di Nudi e crudi; la musica dei Supershock. La serata si è conclusa con il djset orchestrato da Fabrizio Vespa all’Astracafè, così da permettere al pubblico di familiarizzare con i vari spazi del teatro. Un edificio che, nelle intenzioni del direttore Beppe Navello, vuole diventare un luogo aperto e ospitale, in cui lo spettatore possa sentirsi davvero a casa. Uno spazio in cui sono bandite formalità e gerarchie sociali e dove, come sottolineato con calore da Ugo Perone, un direttore artistico non esita ad affettare il salame e tutto lo staff si pone al servizio del pubblico, svolgendo anche compiti che non rientrerebbero nelle proprie mansioni. Altro che parassiti…

Laura Bevione

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