
Tutte le voci di Rosvita
La voce, o meglio le voci, sono le protagoniste di “Rosvita”, lo spettacolo del Teatro delle Albe diretto da Marco Martinelli ospitato alla Cavallerizza Reale venerdì 18 e sabato 19 giugno nel cartellone del Festival delle Colline 2010. Basato sui testi di Rosvita di Gandersheim, monaca sassone dell’anno Mille e prima autrice femminile del teatro europeo, il lavoro è una composizione suddivisa in quattro quadri e un intermezzo, nella quale ai drammi dell’autrice sono affiancati versi di Sant’Agostino, Emily Dickinson, Baudelaire e Amelia Rosselli.
Tutto ruota intorno a Ermanna Montanari che di questa lettura-concerto è autrice e incredibile interprete. L’attrice appare in scena vestita di nero, con il viso truccatissimo e ci si trova davanti a una strega dei nostri giorni. Su di un palco tutto circondato di luci, si avvicina a un leggio rugginoso e comincia a snocciolare storie di donne in cui la “debolezza” femminile ha la meglio sul “vigore”maschile.
Ha qualità interpretative e vocali incredibili la Montanari e con la sua voce ricca di armonici misteriosi spazia facilmente da toni nasali ad acuti, da strascicati a martellanti, passando con estrema facilità da un registro all’altro, evocando una galleria di personaggi che feriscono, stordiscono, stupiscono e seducono lo spettatore. Non a caso con questo spettacolo l’attrice si è aggiudicata il Premio Ubu 2009 come migliore interprete.
A far da cornice alla lettura-canto tre attrici, Sara Gandolino, Michela Marangoni e Laura Redaelli, che nella penombra intonano la “musica celeste” del gregoriano.
“Rosvita” racconta di donne “resistenti” che sopravvivono o soccombono, ma risultano sempre vincenti. Così il precorso di redenzione della prostituta Taide si articola con l’inganno e il monaco santo si finge cliente per indurla alla conversione. Oppure nel “Martirio di Agape, Irene e Chionia” la santità delle tre giovani cristiane seviziate dall’imperatore Diocleziano e dal governatore Dulcizio affinché abiurino la loro religione, fa da sfondo ad una riflessione sulla tirannide e sui rapporti di potere e la loro legittimità. O, ancora, con la povera nipote di Abramo che viene rinchiusa e murata nella celletta in cima al monte in attesa della sua elevazione.
Insomma ci sono Agata, Ester, Rossana, Maria, Fatima, Dorina e le altre che non si arrendono. Nonostante roghi, stupri e torture.
Franca Cassine