RADIODRAMA

Buona la prima per RadioDrama Show - Rapsodia in giallo, in grigio, in nero della Fondazione Teatro Piemonte Europa. Un modello di spettacolo relativamente semplice e ripetibile all’infinito: è efficace la forma, pertanto vanno solo rinnovati, di volta in volta, i contenuti. E sarà ciò che probabilmente avverrà nella prossima stagione, dopo queste prime tre settimane sperimentali al Teatro Astra striate di venature rispettivamente gialle, grigie, nere, ovvero thriller, fantastico, horror. E’ un po’ triste che la radio lavorata, quella con i testi e gli attori, possa sopravvivere solo nella riserva indiana del teatro, ma confidando che si tratti di una fase e che in futuro la radio ritrovi anche via etere questa sua vocazione, ci si può ben accontentare dello spettacolo live della voce a vista, soprattutto poi se il pubblico si trova di fronte ad un vero studio radiofonico minuziosamente ricostruito (non per niente la pièce è realizzata in collaborazione con il Museo Rai della Radio e della Televisione). Ideatore e fautore di tutta l’operazione è Alberto Gozzi, militante Rai di lungo corso ed in particolare, ça va sans dire, nel settore della radiofonia. Sceneggiatore e regista, ma non digiuno di teatro, Gozzi ha traghettato questi suoi saperi sul palcoscenico, concertando i RadioDrama Show. E’ come se il pubblico si trovasse a sbirciare nella serratura di uno studio, dove provetti professionisti (addirittura troppo perfetti, qualche sbavatura, qualche fittizio imprevisto arricchirebbe la teatralità del tutto) si cimentano nella registrazione di racconti d’epoca, dei generi più adatti al mezzo; i brani, sei o sette a serata, brevi ed icastici, sono riscritti ad hoc dallo stesso Gozzi che firma anche la regia, la quale è al contempo teatrale e radiofonica, perché Gozzi è presente in scena, seduto al mixer, per dare l’imbeccata agli attori e le indicazioni al tecnico (una curiosità: il via agli attori si dà sollevando il palmo aperto, al tecnico con il dorso rivolto verso l’alto). Il mixer è alla sinistra dello spettatore, alla destra c’è un grande tavolo al quale siedono gli attori; al centro leggii, microfoni ed alcune postazioni per i rumoristi, perché buona parte degli effetti sono prodotti dagli stessi interpreti quando non sono impegnati a parlare; il suono del gong suggella ogni racconto. Le voci e qui, eccezionalmente, le facce ed i corpi, che hanno dato vita a queste avventure, sono stati quelli di Roberto Accornero, Domenico Brioschi, Massimo Giovara, Olivia Manescalchi, Carlo Nigra, Paola Roman; Claudio Paladino si è occupato del progetto sonoro; l’unico vero intruso in radio, ma che copre invece un ruolo rilevante in teatro, è Marco Burgher, a cui si deve il disegno luci. La triade di allestimenti non ha solo il modello come denominatore comune: in tutte le storie c’è qualcosa da scoprire, che tiene inchiodati gli spettatori. I RadioDrama Show sono un perfetto antidoto alla noia.

Maura Sesia

 

 

 

 

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