PROZEß

Guardarsi dalle presentazioni scritte. E’ questo l’antesignano monito da condividere dopo aver assistito a Proseß, presentato dalla compagnia ‘O Zoo Nô in prima nazionale al festival Prospettiva09. Semplicemente perché le descrizioni a tavolino, che poi riempiono i fogli di sala, così esuberanti di teoretiche considerazioni, spesso non rispecchiano il lavoro degli attori in scena. Ci si aspetta una pièce tecnologica, magari un po’ incomprensibile, di certo algida e ci si trova di fronte ad un’opera, pregevole, con al centro soprattutto un attore (Massimo Giovara), poi un’attrice (Simona Nasi), circondati della corporeità di ben undici performer (Francesco Gargiulo, Marco Intraia, Elisa Boccaccini, Roberta Bonetto, Viridiana Casali, Agla Germanà, Anna Montalenti, Antonella Selvaggi, Paola Spennati, Nadia Surrenti, Guendalina Tondo). Un attore che si esprime (bene) con la fisicità del suo essere interprete di sensazioni ed emozioni vitali, un attore che suda, parla, agisce, un attore che qui è Joseph K., il protagonista de Il processo di Kafka, certo in versione contemporanea ma che non tradisce lo spirito di cui si innerva il romanzo dello scrittore praghese: sul palco c’è pur sempre quell’uomo affossato da un incubo, da rivolgimenti imperscrutabili e vischiosi, da un arresto ed un’accusa che gli piombano addosso e lo soffocano. E’ sorprendente, in questa pièce progettata da Massimo Giovara, Paola Chiama, Motor, redatta, diretta e recitata dallo stesso Giovara, l’ironia che insuffla sia la drammaturgia verbale, sia quella dei video (efficaci, di Alessandro Amaducci); è sorprendente l’amalgama dei vari elementi e linguaggi (corpi parlanti e danzanti, filmati, scenografie, musiche, luci); è preciso e sempre significante il disegno luci di Francesco Dell’Elba; tra i protagonisti va segnalato (ma non spiegato, altrimenti si perde l’effetto) il telefono e le sue molte e stranianti voci (di Eliana Cantone, Michele Di Mauro, Riccardo Lombardo, Angelo Scremin). Proseß è la rappresentazione di una verosimile quotidianità grottesca, risibile, quasi un cabaret disperato.

Maura Sesia

 

 

 

 

 

 

 


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