
libertÁ creativa applicata alla drammaturgia
Affrontare un classico con autentico spirito contemporaneo: lo si dice tanto, lo si fa meno. Prevalgono le distorsioni. Non è il caso di La scuola delle mogli di Molière, che il Teatro di Dioniso ha allestito con il contributo di Regione Piemonte, il Teatro Stabile di Torino, il sostegno del Sistema Teatro Torino e la collaborazione della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte. Qui un lungo periodo di ricerca e progettazione ha ben fruttificato sul palcoscenico, rivelandosi appieno senza appesantire una pièce sostanzialmente veloce e spassosa. Valter Malosti ha diretto una compagnia di giovani interpreti, riservandosi il ruolo principale di Arnolphe ed occupandosi anche della versione italiana e dell’adattamento; un’operazione coraggiosa e che presupporrebbe rischi, date le ottime traduzioni esistenti, ma la libertà creativa applicata alla drammaturgia di Molière qui restituisce ed amplifica la linfa vitale della bellissima commedia. Tutto risulta fluente, collegato, comprensibile. Le assonanze con la grande tradizione dei comici dell’arte, da cui Molière trasse ispirazione, quel francese maccheronico o quell’italiano dalle forti cadenze dialettali, i dialoghi in rima, l’apparizione di personaggi in maschere di cuoio, la scena sovrastata da un armadio rosso che quasi rammenta i bauli dei commedianti raminghi, un grosso cerco impagliato (di cornuti, metaforicamente, si tratta) ed al centro le imponenti radici di un albero tagliato. I tanti pensieri, le molte elucubrazioni che hanno portato alla messinscena si intuiscono ma sono sublimate nell’efficacia dell’azione. Che soprattutto diverte. Che soprattutto bandisce la noia. È la storia di un illuso, ossessionato dal tradimento coniugale, che pensa di evitarlo plasmandosi una moglie, crescendola ignorante, isolata dal mondo e dalle tentazioni. Ma la natura vince. Arnolphe sarà cornuto. Lo spettacolo si può apprezzare a vari livelli, piace a pubblici diversi, suscita risate schiette. Un modo sano e pregevole per traghettare i classici nell’attualità.
Maura Sesia