cuniculus

Uno spettacolo visionario e potente, ennesima riprova delle infinite potenzialità che il Teatro di figura ha annidate nella scelta originaria di affidare agli oggetti il racconto e l’evocazione, l’incanto e la dannazione dell’epifania scenica.
Colpisce duro “Cuniculus”, scritto, animato e interpretato da Neville Tranter dello Stuffed Puppet Theatre: colpisce spietato e amaro con metafore che sconfinano nello spazio privato di un incubo, e proprio come nei peggiori incubi, nulla è come dovrebbe, come ci si aspetterebbe, come continuiamo a raccontarci che sia.
I conigli, ad esempio. Niente di più lontano dal modo zuccheroso in cui vengono presentati al mondo dell’infanzia: qui “non sono animali carini né amichevoli”, come avverte sin dal sottotitolo l’autore, sono piuttosto l’inquietante, spiazzante riassunto dei peggiori istinti umani, sguaiatamente stupidi e arroganti, malevoli,egoisti, ossessionati dal sesso, banalmente assassini, euforicamente crudeli. Vivono nei meandri sotterranei di un mondo devastato ancora e sempre dalla guerra, scarse o inesistenti le scorte di cibo, la pelle malata, il tempo impegnato a punzecchiarsi l’un l’altro, a tradirsi reciprocamente, ad annientare gli ultimi, deboli sussulti di tenerezza, compassione, solidarietà. Tra loro un uomo, goffo, impaurito, convinto d’essere anch’egli un coniglio, deriso e disprezzato perché diverso. Non conosce la dignità, né il proprio nome. Scoprirà l’una e l’altro scartando per pochi secondi un destino che pareva segnato, accettando la propria solitudine, dialogando con le proprie paure.
In “Cuniculus” Neville Tranter si conferma uno dei grandi maestri contemporanei, un talento straordinario nell’ideare, costruire, muovere le sue creature e nel porgere scenari inquietanti che portano con sé riflessioni cui è impossibile sottrarsi.
Ed è ciò che succede anche in “Studio su Frankenstein”, spettacolo approntato nell’ambito del P.I.P (Progetto Incanti Produce) da un gruppo di 5 giovani artisti sotto la guida dello stesso Tranter e presentato nella medesima serata del festival “Incanti” dopo l’andata in scena di “Cuniculus”. Ricalcato su un un passato allestimento del regista, lo spettacolo perfettamente eseguito da Elena Bosco, Paolo Colombo, Carolina Khoury, Alessandra Negro e Elke Schweiger alle prese con fantocci e pupazzi dalle dimensioni quasi umane, rilegge il romanzo di Mary Shelley per raccontare le possibili derive del progresso scientifico, per denunciarne l’agghiacciante vicinanza con l’ideologia che concepì i campi di sterminio, là dove la scienza smise di occuparsi delle conseguenze e della sofferenza che si sarebbero riversate sull’essere umano.

Monica Bonetto

 

 

 

 

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