SUL FILO DEL CIRCO

Sotto lo chapiteau del parco culturale Le Serre di Grugliasco, nell’ambito del festival internazionale Sul Filo del Circo IX edizione, in una serata afosa ma anche insperabilmente piovosa, ha debuttato in prima nazionale la Scuola di Cirko Vertigo con Primo; è il frutto di un biennio di studi che, comme d’habitude, si suggella  con un allestimento; dopo le date di Grugliasco (8, 15, 22 luglio 2010) girerà qualche mese toccando vari festival estivi; questi lavori sono spettacoli, non saggi, di questi hanno vita più duratura, anche se sono vincolati da alcuni lacciuoli, come quello di far esibire tutti coloro che il biennio lo hanno frequentato e terminato, ovvero artisti in erba precedentemente selezionati. Il talento non si impara ed il mestiere del circense prevede un’abnegazione non comune: solo una disponibilità al sacrificio ed alla fatica permette di coltivare certe severe discipline. L’artista di circo deve essere molto determinato e dotato. Le esibizioni dei diplomandi vanno gustate come occasioni per individuare potenzialità, vi si scoprono personalità di cui si sentirà parlare (come, in Primo, di Michael Capozzi e Marcel Zuluaga Gomez). Poi, se l’impianto è affidato a validi professionisti, l’operazione risulta non solo gradevole, ma anche efficace, nella linea, ancora giovane per l’Italia, di un circo che si appoggi ad una trama, in cui i numeri, impeccabili o perfettibili, siano a servizio o almeno a pari di una storia. In Primo questi ingredienti ci sono. In Primo si deve arrivare primi. Ci si avventa verso un podio, si deve essere il numero uno. L’idea è di Paolo Stratta, le coreografie sono di Michela Pozzo e la messa in scena, pregna di sfumature aggraziate, di tocchi di classe, è di un’attrice brava come Luisella Tamietto, che dimostra la bontà del suo lato didattico. E se proprio tutto non riesce, se una clavetta cade o un salto mortale fa rabbrividire la platea più del necessario, in Primo ci sono mille sorprese che trasformano quadri triti in novità. Come il duo alle corde nera e bianca, come il palo cinese che diventa una sorta di armadio in cui riporre gli abiti. E poi c’è il disegno d’insieme, complesso da ottenere, difficile da notare quando funziona, ma vieppiù meritorio: dipende dalla capacità registica di far capire a chi è a vista, ad ogni artista in proscenio o semplicemente di contorno, che sta comunque interpretando un ruolo, che deve agire, teatralmente. E in tal senso Primo è plurale.

Maura Sesia

 


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