
BECKETT E FORME EXTRATERRESTRI NELLE PROPOSTE DI SABATO
Come vivrebbero oggi Hamm e Clov, i due protagonisti di Finale di partita? Questa la domanda da cui è germinato Un finale per Sam, l’interessante spettacolo con cui Crab ha aperto la serata di sabato. Pierpaolo Congiu e Antonio Villella - interpreti e registi della messa in scena – muovono da un’appassionata e profonda conoscenza del play beckettiano per indagarne persistenze e riflessi nella nostra contemporaneità. Il bunker in cui l’ambigua e interdipendente coppia Hamm-Clov si è rintanata non è più rifugio contro un’ipotetica guerra atomica, bensì tana in cui difendersi dall’incessante bombardamento mediatico di cui siamo passive vittime quotidiane. Ma lo spettacolo di Crab non è tanto - o quantomeno non soltanto – la denuncia di un presente che pare spingere a un salvifico suicido chiunque voglia conservare la propria integrità - quanto un’intelligente riflessione metateatrale, che molto deve ai pirandelliani Sei personaggi ma anche alla lotta impari contro i Giganti della montagna. Congiu e Villella sono Hamm e Clov e, allo stesso tempo, proiettati su uno schermo sul fondo della scena, se stessi che discutono dei personaggi che si apprestano a interpretare. Il piano drammaturgico, così, si sdoppia, esasperando la componente metateatrale dell’originale e traducendo altresì in pratica il beckettiano accenno alla natura di clown dei due protagonisti. Congiu e Villella, infatti, hanno il volto ricoperto di biacca e, malinconici pagliacci, ribadiscono ancora una volta come nulla sia più comico dell’infelicità umana. Il discorso sulla contemporaneità – non a caso la compagnia dichiara di essersi ispirata al testo La scelta dell’ex vice presidente americano Al Gore - si combina così a un problematico interrogarsi sulla funzione del teatro che, shakespeareanamente, viene visto come specchio della realtà. Un finale per Sam, insomma, è uno spettacolo stratificato e accuratamente meditato, con buone potenzialità di sviluppo. Dalla desolata realtà beckettiana siamo catapultati in un pianeta che non esiste ancora ma forse presto comparirà: Nibiru, titolo della performance di danza e arti circensi della compagnia tutta femminile So Artgroup. Una scenografia significativa – un telone bianco attraversato da mille fessure che occupa in orizzontale il fondo del palcoscenico – e l’integrazione di danza e tessuti aerei qualificano una messa in scena in cui particolare cura pare riservata all’aspetto visivo – si utilizzano anche proiezioni e led colorati - e all’esattezza dell’esecuzione. Più arduo cogliere l’intenzione dichiarata dalla compagnia, ossia quella di realizzare uno spettacolo «dedicato a forme extraterrestri» e capace di liberare energie e suscitare variegate emozioni. L’ansia della correttezza, forse, ha relegato in posizione gregaria l’indispensabile riflessione sulla necessità del proprio lavoro artistico.
Laura Bevione