ADAMO'S HOME: Un alfabeto multidisciplinare

Deflagranti i Portage. Sia perché manipolano con dimestichezza la polvere da sparo sia perché smontano le sovrastrutture mentali, per riedificarle secondo altri criteri. È bandito il senso comune. Enrico Gaido ed Alessandra Lappano non raccontano storie. Sono raffinati artisti che davvero si esprimono attraverso un alfabeto multidisciplinare, dove prioritaria è l’estetica. Installazioni agite come Adamo’s home, proposta in prima assoluta nell’ambito di Prospettiva09, che è anzitutto una cosa bella da vedere. Di che genere e quali reconditi significati celi (e non è detto che ne nasconda), non è semplice da individuare, ma forse non è neppure importante. C’è Adamo, che invita il pubblico nel suo Eden. Lo scrive sul terreno tramite strisce di prato. Niente di meglio dell’erba per indicare il paradiso terrestre. Però è una verzura un po’ spettinata: urge un decespugliatore. Dopo aver sistemato l’Eden, Adamo lascia aperta la porta di casa e il pubblico si introduce in un vano, dove, in una teca pseudo-museale, si trova un televisore esploso, mentre su due monitor funzionanti scorrono le immagini di due musi amicali, un cane ed un gatto. Altro ambiente, altre sorprese. Il parterre della manica corta della Cavallerizza è invaso da oggetti, virtuali e no. Tra le gradinate spicca non a caso un trampolino, il punto di vista. Sotto un proiettore a picco si staglia in bella mostra l’aspirapolvere. Anche lui è un sodale di Adamo, come spiegherà la didascalia proiettata in chiusura. Adamo suona spargendo polvere da sparo su un vetro ed incendiandola. E’ un gioco tecnologico, seducente. Adamo è protagonista di un video tra acqua e fuoco: prima rovescia liquido in un contenitore, a gocce, a secchielli, poi affoga o salta in aria, oppure entrambe le opzioni; sullo schermo la struttura cubica si sfalda per un’esplosione, si vedono volar via frammenti metallici che compaiono poi in scena, contorti e lucenti. Intanto, Adamo mostra il suo dorso affogato scegliendo il giusto fondo azzurro. Ma le storie sono circolari, gli estremi si toccano, il principio e la fine si confondono. Si riparte dall’inizio, con Adamo che abbandona la sala tornando fuori a radere il suo praticello. Ogni azione è una porzione di opera d’arte. Ogni opera è pregna di divertimento e disincanto, di suadente ironia.

Maura Sesia

 

 

 

 

 

 


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