
L'AZZURRO ROSA
Curioso come la danza (o anche il teatro danza), una forma espressiva che dovrebbe poggiarsi sull’immediatezza della comunicazione fisica (non necessariamente della comprensione), sia per Barbara Altissimo foriera soprattutto di significati proliferanti. Il linguaggio dei corpi è autonomo rispetto all’intesa verbale ed il suo fascino sta proprio nella libertà interpretativa. Ora, riconoscendo l’alta cura estetica di L’Azzurro Rosa processo amoroso, creato dalla compagnia LiberamenteUnico diretta da Barbara Altissimo, che ha debuttato in prima assoluta al festival Prospettiva09, la pièce in fieri manifesta aporie, nodi irrisolti. Ma è un processo in itinere. Questa è la salvezza di Altissimo, che lima, cesella, rimonta, ricuce, matura e cresce con le sue opere. Pertanto si confida che il prossimo passo di L’Azzurro Rosa sarà più efficace. Troppe sovrastrutture e richiami a passati di sperimentazione (il latte, che è veleno e nutrimento, rovesciato sui corpi o le mele sbocconcellate passando di bocca in bocca), un’eccessiva prevedibilità (gli spettatori sanno che il latte e le mele saranno cosparsi e mangiucchiate) inficiano una storia d’amore arcaica e seducente, interpretata con maestria da Fanny Oliva, Alessandro Mor, Gianluca Colombelli. Uomo e donna parlano una lingua inventata da Argia Coppola e gli spettatori sono forniti di libretti d’opera per tradurla. Come se Altissimo non fosse del tutto convinta delle sue scelte. O la lingua è finta, allora non importa capirla, o è vera, e non è il caso di forgiarla ex novo perché ce ne sono tante autentiche e lontane. Il rischio è che diventi un gioco centripeto e sterile. I due teneri e rabbiosi protagonisti dialogano sufficientemente con sguardi e gesti. Vivono un rapporto conflittuale, minato dalla godibile intromissione di un terzo incomodo, somigliante al serpente di Adamo ed Eva, o a un diavolo, perfido e colto, che surclassa l’ingenuità di donna e uomo. Molti quadri suscitano incantamento, grazie anche ai supporti fondamentali delle scene di Maurizio Kovàcs e del disegno luci di Massimo Vesco. Struggente ed intrigante anche il lavoro del sound designer Gianni Denitto, che ha ricamato brani lirici e versi di animali. Barbara Altissimo ha talento proprio, idee aggraziate e pensose che si esprimono anche nella crudeltà delle sue creazioni; basterebbe ci credesse di più.
Maura Sesia