
Di Elfriede Jelinek, scrittrice austriaca insignita del premio Nobel per la Letteratura nel 2004, Roberta Cortese aveva già tradotto e interpretato, con la messa in scena di Lorenzo Fontana, “La regina degli elfi”, spettacolo che fu ospite della decima edizione del Festival delle Colline Torinesi. La stessa coppia di teatranti torinesi è tornata ora al Festival con un nuovo lavoro tratto dall’opera di Jelinek: “Sport.Una piece”.
Nel 1998, quando il testo fu allestito per la prima volta al Burghertheater di Vienna dal regista Einar Schleef, si contarono ben 142 interpreti e 5 ore di rappresentazione per la sola versione breve. Di segno totalmente opposto, l’attuale messinscena operata da Fontana e Cortese, con quest’ultima unica interprete a sostenere l’intera rappresentazione della durata di poco più di un’ora. Una scelta precisa, volutamente spoglia e segnata da pochi tratti stilistici che l’indubbia capacità vocale dell’attrice modula con perizia. Vi è poi una lentezza nei gesti, nella scansione delle frasi, nel ritmo del racconto che pare volersi contrapporre al tema dominante della piece, a quella visione dello sport come prova estrema cui tendere, dominio dell’agilità, della velocità, della forza, surrogato di una guerra che non tollera sconfitti.
Quella lentezza, quasi semantica, quella monotona ripetizione di stilemi interpretativi e di segni appare in un primo tempo interessante, coraggiosa; sembra agevolare la non semplice comprensione del testo (così denso, verboso, eppure disseminato di enunciati folgoranti e di altrettanti improvvisi spunti ironici); sembra aprire a variazioni imminenti, necessarie, a svolte che catturino, che giustificano la necessità di proseguire a dire, a raccontare. Ma non succederà.
E la sensazione che si fa strada in chi assiste è che lo spettacolo si avviluppi su se stesso, non trovi soluzione, scivoli infine in un autocompiacimento sterile, sordo, asfittico, in grado di annichilire l’intero progetto. E’ un “primo studio”. Attendiamo di vedere come crescerà.
Monica Bonetto
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