
Vivere un sogno. Non come accade quando si chiudono gli occhi, ma farlo sulla proprio pelle, con il corpo. Sognare ad occhi aperti accompagnati da un’attrice. Tu da solo, unico spettatore di questo “viaggio teatrale” che avviene in un “luogo deputato” che è un appartamento che non conosci. Questo è “The persistence of dreams: love me tender”, lo spettacolo della compagnia Iraa Theatre di Renato Cuocolo con Roberta Borsetti, presentato fino al 26 giugno nel cartellone del “Festival delle Colline Torinesi”. Definirlo spettacolo è forse riduttivo, più che altro è un’esperienza privilegiata e carica di emozioni. Tutto comincia molto prima di varcare la soglia di quel luogo segreto dove avviene la “messa in scena”.
Si inizia con una curiosità mista a inquietudine. Assistere a una recita unica, che viene fatta proprio per te, dove ci sei solo tu, ti rende protagonista. In aggiunta il fatto che l’atto avviene in un luogo sconosciuto, una casa privata in pieno centro cittadino, aumenta il fascino e fa sì che lo spettacolo inizi quando decidi di prenotare. Dopo di che ti viene confermato l’orario e il luogo. Ti ritrovi in una centrale via dello “struscio” in attesa che succeda qualcosa. Si avvicina qualcuno, ti consegna un numero di telefono da chiamare. Componi il numero, alcuni squilli e risponde una dolce voce femminile.
Così ti trovi catapultato dentro al sogno che prende forma all’interno di un appartamento che diventa un non luogo senza tempo. E lì anche un respiro ha un suo peso, un valore, e le emozioni diventano amplificate. Tu e lei, che comincia a parlare, a raccontare che i sogni hanno una persistenza davvero curiosa. Ti ritrovi in una situazione talmente intima che ti lascia smarrito e dove la realtà e finzione si fondono. Quando tutto finisce, quando Roberta ti accompagna per mano fuori dall’appartamento, rimani spiazzato. Non sai che fare. Quello che ti è rimasto dentro è molto e verrà fuori proprio prima di addormentarti, questa volta però nel tuo rassicurante letto. “The persistence of dreams” è un progetto che si articola in due parti, “Love me tender” e “Hard Candy”. Le due parti completamente autonome ma intimamente collegate a formare un unicum. Nella prima è lo spettatore a entrare in un appartamento privato, nel secondo è l’attrice a venire nella casa dello spettatore.
Franca Cassine
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