UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO: MOSCHETTIERI ALLA CASA DEL TEATRO

L'edizione 2009 di GiocaTeatroTorino si sta rivelando di alto livello, nell'abituale grande varietā di tipologie in concorso. Moschettieri č soprattutto buon teatro d'attore: infatti il quartetto di protagonisti si staglia anche visivamente nella scenografia essenziale, evocativa, apparentemente povera, mai banale. Ed anche gli oggetti concorrono fascinosi alla resa complessiva. Ci sono cavalli copertoni e spade gommose, cilestrine casacche e piumati cappelli, panini e banane, un breviario, una borraccia, pantaloni versicolore e stivaloni scuri, un fondale di teli ed una pedana circolare, su cui svetta il vessillo di Francia e poi d'Inghilterra, che č giostra, č strada, č ludica suggestione. In scena si combatte, si giura e si sputa, con l'imprescindibile motto tutti per uno uno per tutti. Dell'imponente romanzo di Dumas padre restano poche avventure ma permane l'anima cavalleresca, che restituisce il clima amicale e leale. E' poi travolgente la scelta musicale, che immette la fittizia Francia secentesca in un'atmosfera west alla Morricone. Qui l'inesperto D'Artagnan (Antonio Villella, anche regista), appena arrivato a Parigi si imbatte burrascosamente nei tre inseparabili moschettieri; per futili motivi il giovane guascone sarebbe costretto a duellare con il terzetto, se il dispetto pretestuoso e superficiale non si mutasse rapido in simpatia. I moschettieri lo educano, gli insegnano il bel portamento, l'arte dello spadaccino e gli trasmettono l'odio acerrimo per le guardie del cardinale; Athos, Porthos ed Aramis saranno poi coinvolti nell'impresa che frutterā a D'Artagnan la casacca di moschettiere del re, ovvero la rischiosa spedizione in Inghilterra per recuperare i gioielli della regina, nel vorticoso e sapido finale. Bravi gli interpreti a caratterizzare efficacemente i rispettivi personaggi, l'ingordo Porthos di Eugenio Gradabosco, il pensatore Athos di Pierpaolo Congiu, lo spirituale Aramis di Domenico Berardi. Un allestimento in cui spicca la fisicitā, a tratti clownesca, il gioco delle lingue, con un andirivieni parodico tra francese inglese ed italiano, l'importanza delle immagini, con alcuni quadri viventi, come istantanee, ad incorniciare espressioni spassose. Maura Sesia

Maura Sesia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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