
Si apre, con uno dei tanti debutti nazionali in cartellone, la XIII edizione del festival GiocaTeatroTorino 2009: è la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani a cimentarsi per prima con una nuova creazione, L’incredibile storia dell’incredibile barone, reduce da alcune prove aperte di rodaggio di fronte alle scolaresche. E’ una valida partenza, di buon auspicio per tutta la rassegna. Lo spettacolo è frutto di suggestioni letterarie, quelle ispirate all’autore, nonché attore, Silvano Antonelli, dal bel romanzo Il barone rampante di Italo Calvino. Ma qui drammaturgia e narrativa non sono in rapporto di dipendenza, certe storie si distaccano dalla matrice per rinascere autonome in altre cornici. La messinscena non ha quasi nulla a che vedere con le vicende del libro: trattasi di linguaggi differenti e come tali, eventualmente imparentati, ma mai sovrapposti. La pièce è poetica, raffinata, intelligente, sorprendente: è un raro esempio di come il buon teatro sia l’insieme armonico delle varie e necessarie componenti, le scene e gli oggetti, i dialoghi, le luci, la recitazione, la musica, il pubblico. Qui dalla finzione si entra e si esce, chiacchierando con gli spettatori e giocando con il verbo arrampicare: se il protagonista si arrampica su un albero che in scena è una scala, c’è chi è arrampicato sulle poltrone e sta a guardare, o c’è chi si arrampica sulle parole di una lettera che non riesce a finire, o chi si arrampica sugli accordi sbozzati di una chitarra. L’uomo sulla scala è un attore ma è anche il ragazzo ribelle che, a torto o a ragione, ha deciso di vivere sugli alberi per sfuggire un mondo insopportabile; intorno a lui ruotano tante altre figure, rappresentate da strumenti parlanti o dai bravi attori Stefano Dell’Accio (strepitoso domatore nel non-circo), Giulia Menegatti (struggente innamorata del ragazzo-pianta), Chiara Vighetto (severa e surreale maestrina). C’è molto artigianato e spazio per illuminare la fantasia, per dare ali all’immaginazione degli astanti. Il disegno luci è di Bruno Pochettino, le musiche originali sono di Ettore Cimpincio, il tecnico di scena è Sasha Cavalli.
Maura Sesia
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