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Intervista a Davide livermore

Arriva all’ottava stagione il Cineteatro Baretti, nella via omonima del quartiere di San Salvario. Un quartiere che anche la piccola sala ha contribuito a cambiare, rendendo normale la vita serale, ma facendolo attraverso un cartellone che di normale non ha mai avuto nulla. Nessun Pirandello o Goldoni, sempre sperimentazioni di qualità. Di Outing – Azioni di libero pensiero, il programma 2009/2010, ci parla il direttore artistico Davide Livermore.

Perché venire al Baretti?
“Perché la programmazione è interessante e poi chi pensa che fare politica culturale significhi incidere positivamente sulla qualità della vita della gente, al Baretti si trova a casa”.

In che modo il Teatro Baretti ha avuto benefici effetti sulla zona?
“Lo sforzo che noi facciamo è restituire una normalità ad un quartiere tacciato di pericolosità; non è un caso che recentemente qui siano stati aperti molti locali. A questo abbiamo indirettamente contribuito con le 300 giornate di apertura annue, tra cinema e teatro. Da noi passano 10.000 persone in dodici mesi”.

Trentaquattro appuntamenti, spaziando e miscelando tutti i generi dell’arte dal vivo. Ricordi qualche iniziativa.
“Siamo contenti di inaugurare con i Babilonia Teatri dal 12 al 14 novembre, interpreti di  Pop Star. Sono considerati tra i migliori gruppi giovani italiani, noi siamo stati i primi ad accoglierli a Torino e ci fa piacere offrir loro una continuità. Ancora a novembre riprendiamo Le sorelle Bronte, un melodramma moderno prodotto dall’Associazione Baretti, che ha inaugurato la Biennale di Venezia a febbraio 2009. In scena, insieme a me ed Alfonso Antoniuzzi, ci sono i giovani artisti che hanno vinto il concorso della Scuola di Alto Perfezionamento per cantanti del Teatro Stabile e del Teatro Regio. E’ un’opera spassosa, che ha avuto molto successo, ed è stata ed è anche una bella palestra per chi si è affacciato al professionismo. A febbraio ci sarà Venti sigarette a Nassirya, un aggancio con il quotidiano, con la cronaca che smuove le coscienze: è l’intento che perseguiamo sia con le ospitalità sia con le produzioni, come questa; deriva dal libro di Aureliano Amadei che è un regista sopravvissuto all’attentato di  Nassirya. Amadei ha restituito quell’esperienza senza fronzoli ed in qualche modo rispecchia il nostro modo di lavorare, è una persona che ha fatto e fa senza pontificare, anche all’Associazione Baretti interessa fare il teatro e non teorizzarlo”.

La stagione scorsa avete sperimentato una 24 ore non stop per festeggiare il compleanno di Mozart: avete ottenuto un ottimo successo. E’ il motivo che vi ha indotto a ripetere, raddoppiando quel tipo di proposta?
“Sì, tra 23 e 24 gennaio ci sarà di nuovo Mozart nacht und tag e tra il 24 e 25 aprile Pasoliniana. Nel 2008 con Mozart abbiamo tastato il polso a quella possibilità ed abbiamo rilevato un’aggregazione sociale straordinaria suonando Mozart, con 33 ore ininterrotte di concerto e un pubblico di 3000 persone, a qualsiasi ora del giorno e della notte, indipendentemente dalla qualità dell’esecuzione; molti concertisti erano allievi dei conservatori, ma la nostra idea era di suonare per la gente e tanti slavi di San Salvario sono venuti. Abbiamo capito, come associazione, che dobbiamo aumentare questo tipo di occasioni, rigorosamente gratuite”.

Pasoliniana – 24 ore di affabulazione tra il palazzo e le lucciole rientra nella cornice Alienitaliani. Che significa?
“Vuol dire ridare vita, non celebrare, certi personaggi che nell’Italia di oggi sarebbero alieni totali, nonostante l’importanza e la fama soprattutto internazionale. In un anno nel mondo ci sono state 1300 rappresentazioni di opere di Giuseppe Verdi; noi italiani, andando all’estero, siamo molto amati perché abbiamo creato l’opera e oltre confine tutti ne parlano, ma noi non ce ne rendiamo conto”.

Un alieno sarebbe Pasolini, ma anche Verdi?
“Sì, e magari nel 2011 gli dedicheremo una 24 ore, le sue opere rappresentano il più alto momento di teatro politico italiano”.

Tra le iniziative collaterali della stagione c’è anche, ad aprile, Foodexpress – Documentari d’ascolto. Di cosa si tratta?
“E’ un progetto che lega la radio al teatro; i testi sono di Elena Pugliese, in voce ci saranno Dario Castelletti e Luca Indemini di Radio Flash per una diretta da vedere, nella Casa del Quartiere, o da ascoltare. Ci apriamo a nuove forme di collaborazione perché il nostro diktat è non fermarsi mai. Elena scrive di etica alimentare, in 8 puntate dedicate a 8 cibi che arrivano da lontano, per scoprirne i percorsi. E’ un’iniziativa che parla di economia e salute, uscendo dal chiuso dell’ambito teatrale e allargando gli orizzonti, anche perché sentiamo di avere, nei confronti di chi ci sostiene economicamente, la responsabilità di essere buoni virus produttivi. Contaminiamo entità che non si sarebbero mai incontrate; come mettiamo in relazione mondi che non si sarebbero mai parlati, così percepiamo di dover fare con le arti”.

Il cartellone in dettaglio è su www.cineteatrobaretti.it

Maura Sesia

 

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