
liberamente tratto dall’omonimo libro di Nuto Revelli
adattamento teatrale Vincenzo Gamna, Marco Pautasso
regia Koji Miyazaki
Progetto Cantoregi con il sostegno del Sistema Teatro Teatro
Nel 1998 Nuto Revelli pubblicò Il Prete Giusto, un libro che ripercorre l’esistenza di un sacerdote piemontese, don Raimondo Viale. Uomo libero e scomodo, prima ancora che prete, don Viale è una delle tante figure eroiche rimaste nascoste nelle pieghe della storia, un po’ come Schindler o come Perlasca. Il Prete Giusto è la testimonianza di un sacerdote che della giustizia ha fatto la propria ragione di vita. Resistere è stata sempre la sua parola d’ordine: resistere ai soprusi, resistere al pestaggio, resistere alla condanna al confino, ad Agnone in Molise, e poi resistere al nemico nazista e al suo alleato fascista. Dopo l’8 settembre riprese il suo posto come parroco di Borgo San Dalmazzo, e si impegnò a trovare case, baite, rifugi, cibo a centinaia di ebrei provenienti dalla Francia, e a farli arrivare a Genova per imbarchi verso terre più sicure. Opera che nel 1980 gli valse dallo Stato d’Israele l’appellativo di Giusto. Ma aiutò anche i partigiani. Li aiutò in quanto prete, trafugando un cadavere di una delle vittime dell’eccidio di Boves per vegliarlo e dargli sepoltura, o confortando i tredici partigiani catturati dai nazisti in Val Grana prima della fucilazione, così come, dopo la liberazione, confessò e comunicò le spie fasciste condannate a morte. Ma fu capace anche di scontrarsi con il comunismo, che non ebbe mai paura di definire una dittatura militaresca, ma anche e duramente con la gerarchia ecclesiastica, fino a trovarsi sospeso a divinis e cacciato dalla sua parrocchia. Una storia disperata, la sua, ma un’evocazione a tratti emozionante, racchiusa in un testo breve di pagine scarne, scritte in una lingua asciutta e disadorna, che pare rendere essenziale ogni cosa e sembra riflettere un senso diffuso di spogliazione.
Lo spettacolo vuole riproporre all’attenzione generale la sua figura esemplare, quella di un uomo che ha incarnato il senso di giustizia e che ha difeso sempre, senza indugi, il valore della democrazia e vuole rispondere al dovere di serbarne la memoria, anche e soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Ma vuole anche farsi occasione di riflessione approfondita su questioni come il senso della vocazione sacerdotale, i dubbi e le scelte di fronte alla Resistenza, il rapporto tra fede e storia, tra fedeltà ad una missione e debolezza umana, il revisionismo, l’atteggiamento dei cattolici, gli ideali traditi. Uno spettacolo che, speriamo, alla stregua del libro, possa proporsi come un buon antidoto contro le amnesie che sembrano avvelenare l’Europa di oggi. Uno sguardo lucido non solo sul passato, ma anche sul presente e sul nostro futuro.
PROGETTO CONTAREGI
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