ACTI Teatri Indipendenti

A volte nel percorso di lavoro sorgono dubbi, ci si interroga sul filo rosso che collega gli spettacoli allestiti negli ultimi anni. Per capire l’evoluzione artistica di ACTI si deve partire dal teatro di narrazione sviluppato in quel crogiuolo di esperienze che è stato il Laboratorio Teatro Settimo. Il teatro di memoria, che in Italia ha veicolato negli ultimi dieci anni gli impulsi della nuova drammaturgia. Da questo impulso nascono i primi spettacoli della compagnia, da questo impulso nasce l’importanza fondamentale della ricerca nella scrittura. Ma anche la necessità di assumere punti di vista inconsueti, raccontare la storia con occhi anonimi, dimenticati, secondo la lezione di Pasolini, che per primo intuì la necessità di superare un certo teatro borghese e rompere quello specchio (linguistico, scenico) nel quale la borghesia si è contemplata per due secoli. Poi a un certo punto l’urgenza di superare il teatro della memoria, per concentrarsi su una drammaturgia che sappia leggere la contemporaneità: i drammi più contradditori, non ancora messi a fuoco dalla memoria collettiva. Storie di un mondo ormai esploso, che richiede soluzioni formali nuove.

Un teatro della contemporaneità, o meglio della simultaneità, dove il rito teatrale si celebra la sera stessa in cui il dramma accade, altrove. Una drammaturgia della simultaneità che apra un dialogo tra realtà e finzione, e costringa lo spettatore al confronto diretto tra la finzione del racconto nutrito di realtà e la realtà stessa che si nutre di finzione. Una drammaturgia capace di mettersi in ascolto dei drammi contemporanei che bussano alle porte del teatro con tutta la loro.


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