L’Orlando bifronte di Silvia Battaglio

orlando

Il punto di partenza, l’Orlando di Virginia Woolf, è uno dei romanzi simbolo del Ventesimo secolo, pagine immaginate e costruite intorno alla figura di un nobile fanciullo della terra d’Albione destinato a diventare icona di quel mito androgino tanto caro alla sua autrice: lo spettacolo, Orlando. Le primavere, è per Silvia Battaglio la nuova tappa in un percorso di incontri teatrali con grandi figure che l’hanno vista negli anni imbattersi in Ofelia e in Maria, in Helen Keller o in Lolita. Primo titolo dell’edizione 2017 de Il cielo su Torino, in scena al Teatro Gobetti nelle serate di martedì 3 e mercoledì 4 gennaio 2017, l’allestimento è ideato, diretto ed interpretato dalla stessa Silvia Battaglio, in scena con il giovane Lorenzo Paladini, cui abbiamo rivolto alcune domande per meglio conoscere il nuovo lavoro.

Quando e come è nata l’idea di immaginare un progetto intorno alla figura di Orlando?

«Come spesso capita, quando leggo opere che conquistano la mia fantasia e la mia immaginazione inizio subito a pensarle su di un palcoscenico: Orlando di Virgina Woolf ha esercitato su di me sin da subito una tale fascinazione da indurmi con grande naturalezza a concentrare il mio lavoro su di una sua possibile trasposizione scenica. A ciò si aggiunga che dopo gli ultimi lavori, tutti dedicati ad una carrellata di figure femminili, mi stimolava l’idea di partire da un uomo per vedere cosa sarebbe potuto succedere nello sviluppo delle idee che avevo in testa».

Quali le coordinate del tuo nuovo lavoro?

«Il punto di partenza è stato voler mettere il mio linguaggio di artista al servizio di un personaggio che va incontro ad un reale sdoppiamento in scena: fino ai trent’anni, infatti, Orlando è un ragazzo con fattezze maschili, salvo risvegliarsi un mattina come donna. E’ un personaggio che attraversa quattro secoli e mi interessava l’idea che andasse realmente incontro ad un’effettiva metamorfosi, con le sue nature maschile e femminile contenute l’una nell’altra: da queste premesse, giorno dopo giorno, ho iniziato a lavorare sull’idea di doppio, di specchio, dove l’ego del protagonista ha modo di confrontarsi con gli altri io in cui si imbatte nel corso della sua curiosa esistenza».

Alla luce del lavoro che stai conducendo, quale pensi che sia la modernità della figura di Orlando?

«Dal mio punto di vista è un carattere estremamemnte moderno ed attuale nell’affermare e manifestare in maniera anche evidente come, in momento differenti della vita, si possano assumere identità totalmente opposte tra di loro: analogamente non possiamo pretendere di conoscere a pieno noi stessi perchè oggi siamo qualcosa che ieri non eravamo e che domani non saremo. Orlando è un personaggio che oltre a simboleggiare la diversità, si fa depositario di valori assoluti come il rinnovamento culturale, l’amore, l’amicizia: nel suo essere in continua metamorfosi si fa anche portavoce di un’idea di arte ben precisa, e la poesia ed il linguaggio con cui tutto questo è espresso da Virginia Woolf è sì molto intellettuale, ma altrettanto profondo e concreto».

Da sempre nei tuoi spettacoli il corpo ed il suo utilizzo rivestono un’importanza fondamentale: quale il ruolo di questa componente in questo tuo ultimo allestimento?

«Partendo dall’idea e dalla convinzione di come la metamorfosi di Orlando sia prima di tutto una metamorfosi fisica, il corpo sarà utilizzato per rappresentare e testimoniare questo sovvertimento della sua natura. All’interno dello spettacolo ci sono momenti coreografici che servono per dare forma alla mutazione dove il corpo si trova ad essere elemento anticipatore del gesto e del racconto: la parola, infatti, spesso arriverà dopo l’azione e se è vero, nel complesso, che Orlando potrà risultare un lavoro molto meno fisico di tanti altri miei allestimenti, è altrettanto innegabile come l’elemento corporeo rivestirà comunque un ruolo centrale nell’impianto generale».

Roberto Canavesi

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