C’era una volta nel giardino del re

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Un impianto semplice con regia e drammaturgia collettiva e il sapore delle messinscene corali d’antan, quasi estinte anche nel teatro ragazzi che oggi ruota su allestimenti da uno o due attori. Invece nell’ultima produzione della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, C’era una volta nel giardino del re, che ha debuttato in prima nazionale il 10 dicembre 2016 alla Casa del Teatro Ragazzi di Torino, di attori ce ne sono sei, di autori e registi quattro, di musicisti tre gruppi (il tecnico però è uno solo, Agostino Nardella).
Lo spettacolo è nato in versione en plein air, nei parchi della reggia di Venaria e in altri mirabili giardini, con fiabe raccontate da coppie di attori, Elena Campanella e Daniel Lascar, Claudia Martore e Claudio Dughera, Alessandro Pisci e Pasquale Buonarota, della durata di quindici minuti ciascuna da ripetere a rotazione e con la musica dal vivo, barocca di Gridelino Ensemble, folk de Le Fou Rire, rock blues di Dodo & Gianluca Maiorino. Sul palco le fiabe sono narrate una volta soltanto, hanno cambiato durata e si sono intrecciate, con quella di Buonarota e Pisci, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, che racchiude le altre in una cornice. Le sonorità dei Gridelino aprono e chiudono il lavoro, ma sono presenti e rilevanti anche le altre band, che intervallano le parole. Si tratta sempre di trasformazioni. Sono favole note e semplici però, saviamente, il copione è puntellato di domande. Nella chiave farsesca, in certe vette di comicità surreale, il pubblico è indotto a ragionare, perché le fiabe, metafore di vita, sono inzeppate di assurdità ed è bello spogliarle e rivestirle di altre, nuove suggestioni. La pièce diverte ed è degnamente recitata. Maestro di cerimonie, elegantissimo, Alessandro Pisci è il giardiniere del re che introduce e termina il quadro. E’ un Calibano buono Pasquale Buonarota, nella sua osmosi con la natura. Poliedrici e spassosi Martore e Dughera, al cui confronto il ranocchio verde di Lascar con la principessa Campanella paiono signorili. Pisci e Buonarota firmano anche testo e regia, insieme a Luigina Dagostino e Graziano Melano.

Maura Sesia

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