Tangram Teatro ricorda Giorgio Gaber

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Qualcuno era… Giorgio Gaber. Dialogo immaginario con le nuove generazioni nel decennale della scomparsa di Giorgio Gaber: titolo e sottotitolo del nuovo spettacolo di Tangram Teatro – proposto in prima nazionale al teatro Carignano di Torino nell’ambito del festival MITO – indicano con limpida chiarezza il contenuto e lo “spirito” di quanto si vedrà in scena. Bruno Maria Ferraro rinverdisce e reinterpreta in accordo alla propria personalità quel genere del teatro-canzone di cui Gaber fu protagonista assoluto, così che il doveroso omaggio all’indimenticato artista diventa anche riflessione sull’attualità delle sue sovente impietose analisi della società italiana. Responsabilità delle generazioni passate e incertezze di quelle attuali, temi che furono lacerante oggetto di riflessione per il Gaber degli ultimi anni di attività, sono ripresi, rimasticati, ripensati da Bruno Maria Ferraro. L’attore-cantante torinese parte da una fotografia della contemporaneità tanto obiettiva e disincantata quanto quella scattata più di un decennio fa da Gaber per giungere ad analoghe conclusioni: la sconfitta di una generazione che non è stata in grado di dare corpo agli ideali per cui si illuse di combattere e il conseguente disorientamento dei più giovani. Ideando come espediente narrativo la necessità di registrare pensieri e musiche familiari per un amico sospeso fra vita e morte, Ferraro, utilizzando come tessere le canzoni di Gaber, ricostruisce il variegato mosaico di una società confusa ed egotica, incline al travestimento buonista e, in fondo, incapace di credere ad alcunché. Accompagnato dalla chitarra ovvero, nella maggior parte dei pezzi, dalle basi originali della canzoni – che per la prima volta, grazie alla Fondazione Gaber, vengono fatte suonare in pubblico – l’attore alterna i pezzi tratti dagli ultimi due album di Gaber a brevi prose composte ancora dal compianto artista in coppia con il fedele Sandro Luporini. L’ampio palcoscenico del teatro Carignano è spoglio, salvo qualche sedia, tre microfoni e un tavolo che, all’occorrenza, diviene anche schermo sul quale vengono proiettate immagini esemplificative delle contraddizioni del nostro oggi. Un’ulteriore denuncia dell’incoerenza che ammanta l’irreprensibile comportamento della maggior parte dei contemporanei che, tuttavia, non si traduce in toni rabbiosi oppure vacuamente nostalgici, bensì nella lucida constatazione di uno stato del mondo compiuta da una mente che, come quella di Gaber, sa affiancare a un rigoroso uso della ragione l’ininterrotto ascolto della propria acuta sensibilità. Razionalità e sensibilità che Bruno Maria Ferraro condivide con gli altri autori dello spettacolo: Ivana Ferri per la regia, Gianni De Matteis per il disegno luci e Gigi Venegoni per le musiche.

Laura Bevione

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