Ferocemadreguerra

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Questo è il primo passo, pubblico, di un lavoro che ha mesi di gestazione, per la stesura di un unico testo modulare, ripartito tra tre attrici ed un attore, tutti capaci di restituire la medesima partitura e in grado anche di spezzarla in diverse manifestazioni, in una successione di gesti aperti alla virata del singolo, verso una meta sconosciuta agli altri e allora tutti devono nuovamente cercare una via, soprattutto gestuale, perché le parole, belle, così dolenti ed insanguinate, sono quelle, sono parole di tanti e nessuno, cucite insieme in un’operazione che sa di chirurgico, come di bisturi, mentale, sono intervenuti su loro stessi i protagonisti/interpreti di questa esperienza/esperimento: Francesca Bracchino, Francesca Brizzolara, Michele Di Mauro, Carlotta Viscovo, a cui hanno dato il rispettivo contributo Lucio Diana per scene e luci e G.U.P. Alcaro per le musiche. Il fatto crudo di cui si rende conto è Ferocemadreguerra, del selvaggio dolore di essere uomini, pièce che ha debuttato nella XVIII edizione del Festival delle Colline Torinesi. Un dramma poetico sulla belligeranza intrinseca ed estrinseca, che non si nutre di dialoghi ma di complicità forti tra attori, che riversano scosse elettriche sugli spettatori, in forma di pregnanza interpretativa o di quadri d’incanto (quali la dama rossa di Bracchino o la pulsante tirata finale di Brizzolara). Lo spettacolo nasce da un progetto che si prefigge la rivoluzione. Dei metodi, della fruizione, teatrali. Con queste certe parole, già si instilla ribellione. E allora, si suggerisce, di permettere a chi ascolta e guarda, di assaporare con più libertà, d’arbitrio e di movimento. Le rivoluzioni corali si fanno con tutti i settori della collettività. Ma questo è solo il movimento antesignano di un percorso in fieri, strutturato su una mole di mestiere, nell’attuale ricerca di personaggi sfuggenti, aggressivi, frontali, talvolta volgari, audaci, inafferrabili, estranei, emotivi ed algidi. Ferocemadreguerra non ammicca e non concede nulla, con questi occhi sfrontati d’attori perennemente negli sguardi, timidi, degli osservatori. Ferocemadreguerra non è per tutti, ma potrebbe contribuire a formare il nuovo pubblico e a disseppellire la ritualità del teatro.

Maura Sesia

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