Antartica, lo straordinario viaggio di Shackleton

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Si percepisce se a monte di una messinscena c’è una vera esigenza, di vivere, o dire e condividere proprio quella storia, cosa o fatto. Su una necessità si struttura Antartica, lo straordinario viaggio di Shackleton, che l’estate scorsa si chiamava Endurance: era il primo studio di una pièce giunta adesso a maturazione e presentata con successo (ha ricevuto una menzione speciale) al festival GiocateatroTorino 2013. Un lavoro per ragazzi ma non troppo piccini, perché si nutre di parole e tante immagini evocate dall’eloquio, disinvolto, ardito, incantato, caricaturale, emozionato di Silvia Elena Montagnini, l’attrice che lo firma e lo incarna; il testo è scritto insieme al regista Bobo Nigrone, le luci, incisive, sono di Simona Gallo, la produzione è di Onda Teatro in collaborazione con Cineteca Storica e Videoteca del Museo Nazionale della Montagna. La storia è di quelle che non si possono tacere. Ernest Shackleton fu un grande esploratore inglese, sognava di raggiungere per primo il Polo Sud, quando il suo obiettivo fu conquistato da altri, cambiò rotta, progettando una traversata dell’Antartide a piedi. Nel 1914 salpa da Londra la nave Endurance per l’imperiale spedizione transantartica, che prosegue nonostante lo scoppio del primo conflitto mondiale, ma l’imbarcazione si incaglia nei ghiacci e l’equipaggio è costretto ad abbandonarla: a bordo c’è un cineoperatore di cui si conservano le preziose pellicole, alcune delle quali suggelleranno la pièce. Il naufragio dell’Endurance costringe il capitano ad un’altra sterzata, ma questa volta sono le vite di tutti i suoi uomini ad avere la priorità, assoluta. Shackleton supera difficoltà insormontabili e riesce nell’intento di salvarli tutti.
Per una compagnia di teatro ragazzi è importante trasmettere messaggi e quelli di Antartica sono cristallini, formativi, sorprendenti e cospicui, ad hoc per bambini che crescono. Ma se alla compagnia si toglie l’etichetta Antartica non perde nulla della sua forza: a qualsiasi età è bello ascoltare lo straordinario rispetto di Shackleton per l’integrità dei compagni, in un momento in cui in Europa la vita umana valeva meno di niente. Montagnini si fa carico di questa vicenda con passione, è interprete intensa, più variegata rispetto al primo asciutto studio, dà voce a personaggi buffi, come l’estenuata moglie di Shackleton e i due marinai, favorevole e contrario, oppure descrive come un cronista d’altri tempi. La scena è di una semplicità francescana, un telo bianco a cascata dalle americane scende sullo spazio e ne delimita il fondo, il resto è vuoto, lo riempie l’attrice con la gestualità aggraziata ed il flusso verbale, assaporato con gusto dalla platea.

Maura Sesia

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