Un quadro a tinte forti

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È un quadro a tinte forti e cangianti Strani-Ieri. Da sud a nord. La nostra storia parte da qui di Tedacà, prodotto con La Tela di Aracne, sostenuto da Regione Piemonte e Sistema Teatro Torino. Parte in sordina, poi prende alla gola. Un gruppo di giovani ed espressivi attori ricrea senza orpelli (la scenografia, pur emblematica, è esigua) l’odissea degli immigrati in cerca di impiego, dal meridione al settentrione, lasciando le campagne per ammassarsi (e talvolta purtroppo gravemente ammalarsi) in fabbrica. Opificio che dà stipendi e benessere, azienda preda degli affari, che fagocita esistenze. Persone di disparate provenienze regionali si incontrano, si conoscono, magari si sposano, nella condivisa vita di ringhiera, sui lunghi balconi con il bagno fuori, in comune. Il testo, fluido, ironico, che avvampa di sentimentalismi, che pullula di dolori e nostalgie, che balugina allegre ed empatie, è tratto da 47 autentiche interviste rilasciate da chi, tra il 1950 ed il 1970, ha salutato la terra natia e si è accasato a Torino. Città che è cresciuta, spazialmente, culturalmente, produttivamente, grazie a questi umani innesti. Sono bravi e versatili gli interpreti, recitano storie minimali nel ruotare veloce dei quadri, dal viaggio in treno pressati, alla faticosa ricerca della casa, alle assunzioni, ai risparmi, ai matrimoni e ai figli che possono studiare, al ritorno nel paese per la festa, puntellata di luminarie e ravvivata da musicanti raminghi (i Pappazzum), tra sprazzi di religiosità rituale. Quasi tutti sono rimasti al nord. Quasi tutti, sradicati, si sentono oggi stranieri al sud. Non c’è però in Strani-Ieri , o svanisce come nebbia, languore o piagnisteo. E’ una cronaca dettagliata ed importante di scelte di vita, rappresentate con adeguato distacco. Che permette al pubblico di rispecchiarsi o di capire da dove viene. Volutamente non si accenna all’ultima migrazione. Poco tempo è trascorso per consentire un approccio critico. Però Strani-Ieri mette in luce come le assurdità, le incomprensioni, le calunnie, gli ostracismi siano affini tra la nostra e l’epoca descritta in scena. L’ideatore e regista Simone Schinocca si è avvalso del contributo degli attori durante il montaggio dei quadri, che è incominciato da una serie di improvvisazioni; dalla pièce trapela la creatività di Valentina Aicardi, Elio D’Alessandro, Silvia Freda, Costanza Maria Frola, Celeste Gugliandolo, Paolo Li Volsi, Mauro Parrinello. Da citare anche la scenografa Federica Beccaria ed il costumista Agostino Porchietto.

Maura Sesia

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