Le corps de Jeanne

“Ma è davvero necessaria una missione nella vita?”; resta in memoria questa battuta di Le courps de Jeanne, spettacolo di Silvia Battaglio prodotto dal Tangram Teatro, ovvero una cornucopia di incertezze che ritraggono la donna di ogni tempo, anche il nostro, attraverso barbagli di un’esistenza esemplare, quella di Giovanna D’Arco. Una donna ed i suoi dubbi, il suo ricredersi, il suo sacrificarsi ai compromessi della vita, il suo amore profondo che qui non è necessariamente per la divinità fattasi uomo bensì, in una visione panteistica, per il costante rinascere della natura, nonostante le brutture dell’umanità. Il corpo di questa Giovanna non rappresenta la vicenda dell’eroina che dichiarò di sentire certe voci, poi abiurò per salvarsi dal rogo, infine affermò imperiosa la sua unicità perdendoci la vita. Non c’è il fuoco in questa pièce pastello, tranne che nel rosso intenso della lunga gonna indossata dall’interprete, che è anche autrice e regista. La monologante tenta, tramite dialoghi immaginari con santi e con Gesù, di carpire un segno, di chiarirsi una via. Pochi oggetti appesi, impiccati, circondano il tormentarsi della fanciulla che a tratti è anche gioioso, è l’andirivieni umorale di ogni latitudine. C’è un telefono vecchio modello, un abito da sposa, un inginocchiatoio, un’icona, un paio di forbici acuminate. C’è un telo, fa da quarta parete, isola l’attrice e funge da schermo, sul quale scorrono filmati datati e video con primi piani di piedi nudi tra l’erba, ci sono parole di lungometraggi d’epoca, c’è un messaggio di pace, che trapela da tutto un discorso puntellato di movimenti nervosi e fluidi, dalla danza sussurrata di una giovane performer che ha raccolto e filtrato la sua formazione multidisciplinare. E c’è condivisione nello spettatore, condotto con delicatezza ad immergersi nel labirinto di questa tela. Si dibatte Jeanne, si sdoppia, è sola ed accompagnata, cerca conferme, ascolto, prova a non smarrirsi nei meandri del suo pensiero. Senza strepiti, Jeanne aggroviglia il pubblico in un rito laico, in una cerimonia aperta, a cui prendere parte totalmente. Un viaggio dolente e toccante, affine a quello di tante coetanee, abituate a celare, a soffocare ogni sofferenza.

Maura Sesia

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